“Mamma è mia!
“Papà è mio!”
“Parli bene tu che stai sempre con mamma!”
Questi e molti altri sono i pensieri che fanno i bambini quando si sentono esclusi dalla coppia dei genitori…
Per chiarire perché questo accade è necessario affermare che nei rapporti che comprendono tre persone la tendenza è quella di creare una coppia ed escludere il terzo. Ciò avviene perché tutti abbiamo bisogno di sentirci l’unico amato e preferito da qualcuno.
Ma sapete che questo bisogno, nei primi periodi di vita del bambino, deve essere assecondato?
È fondamentale perché porta il bambino ad assumere delle sicurezze che nascono proprio dall’esperienza con la prima persona che si è presa cura di lui.
È necessario però che ad un certo punto entri il terzo e rompa in qualche modo l’illusione che esiste solo la coppia, fatta dal bambino e da chi si è preso cura di lui.
Questo terzo, spesso rappresentato dall’altro genitore, è sentito dal bambino come minaccioso e il bambino può reagire cercandone l’approvazione, oppure facendo capricci, incubi, attacchi di rabbia.
“è diventato/a insopportabile…”
“non mi lascia un attimo di respiro…”
Ma perché accade ciò?
Possiamo parlare di gelosia e intenderla come quel sentimento che emerge nel momento in cui il bambino, o la bambina, teme che possa perdere l’amore della persona amata. Secondo Freud nessuno sfugge al particolare conflitto della gelosia perché questa regola lo sviluppo di ogni individuo.
Dopo il primo anno di vita, per il bambino inizia una graduale separazione che favorisce lo sviluppo della consapevolezza che esiste una differenza tra sé stesso e l’altro. Questo è fondamentale per arrivare alla gelosia infantile, che inizia a prendere forma nella mente del bambino a partire dai tre anni, quando emergono allo stesso tempo desideri sia amorosi che ostili. È proprio sulla base di come il bambino vive questi desideri e di come lo sostengono i genitori che dipende il suo futuro sviluppo psicologico.
La coppia dei genitori è vissuta dal bambino con ambivalenza, perché può rappresentare metaforicamente il dramma della rivalità, dell’odio e del conseguente senso di colpa che caratterizza proprio la gelosia.
Questa è una fase che tutti i bambini attraversano, ma gli esiti possono essere diversi. Alcuni bambini, dopo un primo periodo di ribellione, accettano il proprio ruolo di figlio e riescono a ridirezionare le proprie energie su qualcosa di esterno alla coppia dei genitori.
Il bambino inizia così ad andare alla scoperta del mondo circostante e anche del proprio corpo; è quindi fondamentale che il genitore accompagni il bambino in questo percorso.
È proprio per questo che spesso si afferma: “non bisogna baciare i bambini sulla bocca…”
È vero che è il bambino che tenta di baciare il genitore sulla bocca, ma se ciò viene concesso frequentemente può portare il bambino a rallentare il suo percorso di crescita perché, attraverso il bacio, riceve la soddisfazione di cui ha bisogno; quindi non continuerà a cercarla al di fuori.
È possibile, però, che questo bisogno del bambino appartenga anche al genitore, il quale spesso, forse inconsapevolmente, non vorrebbe far diventare grande il proprio bambino, mettendo in atto dei comportamenti che ne ostacolano la crescita.
“…è così affettuoso…”
“…tu sei il principe di mamma…”
“...tu sei la principessa di papà...”
E tutto ciò può portare a:
“…mio figlio non vuole separarsi da me e andare a scuola!”
“…fa i capricci come un bimbo più piccolo”
Come aiutare i bambini ad uscire da questi stati di forte angoscia e tristezza?
Non è semplice capire come affrontare e prevenire la gelosia, perché fa parte del gioco della vita. Ma qualora si incistino determinati comportamenti, solo psicologi/psicoterapeuti esperti in età evolutiva possono aiutarvi ad intraprendere un percorso di valutazione e capire insieme a voi genitori quali possono essere le difficoltà vostre e del bambino. Iniziare, qualora necessario, un percorso di psicoterapia aiuta ad attuare un processo di cambiamento per riprendere uno sviluppo adeguato.
"È nel giocare e soltanto mentre gioca che l’individuo, bambino o adulto, è in grado di essere creativo e di fare uso dell’intera personalità, ed è solo nell'essere creativo che l’individuo scopre il sé"
Donald Winnicott