L’adolescenza è un periodo di profondo cambiamento, il corpo si sviluppa e cresce, la pubertà convoca con forza il corpo con nuove sensazioni, all’inizio ignote e misteriose; cambia il modo di vedere e pensare gli altri e soprattutto noi stessi. Anche il rapporto con i genitori si trasforma, prima punto di riferimento, dopo scomodi intrusi del nuovo spazio che l’adolescente inizia a formare intorno a sé (a casa e fuori).
Un periodo che sconvolge regole, tempi, ruoli e funzioni, essere disorientati non diviene un problema da risolvere ma un punto di partenza verso un nuovo e personale modo di essere, sia per i ragazzi che per i genitori.
Tutto questo rimaneggiamento può confondere i ragazzi e portare a degli “agiti” che alcuni, con tono bonario ed edulcorato definiscono ragazzate, pensando siano cose passeggere e reversibili, altri le considerano gravi comportamenti che rischiano di compromettere il futuro dei ragazzi…. ma quindi come può un genitore orientarsi e comprendere la sottile e incerta linea di confine?
Se si è troppo indulgenti si rischia di non fornire al figlio il necessario senso del limite che solo gli adulti, e i suoi rappresentanti come le istituzioni, devono dare, perché il limite non è solo un divieto ma un garante che deve essere introiettato per divenire una funzione di sostegno e protezione.
Se si è troppo rigidi, che non per forza deriva da fare i “bacchettoni” ma da una situazione confusiva che spaventa, si rischia di diventare un muro, impermeabili all’altro, non potendo offrire quella comprensione, tolleranza e rispecchiamento di cui i ragazzi segretamente hanno bisogno.
Quindi torniamo alla domanda, se mio figlio è adolescente e sta facendo delle cose che mi preoccupano è il caso che lo faccio vedere da uno psicologo?
Dipende ovviamente, alcune turbolenze sono fisiologiche e per le quali non serve chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta, a volte basta che i genitori mantengano uno sguardo vigile per monitorare il problema, si confrontino tra loro e “pensino” il figlio, in un modo nuovo e libero da pregiudizi. Altre volte invece c’è il rischio che le ragazzate siano prime avvisaglie di comportamenti che sabotano lo sviluppo degli adolescenti e che possono cronicizzarsi in dei sintomi ma soprattutto rendere troppo tormentata l’esistenza dei ragazzi. In questo caso sarebbe utile poter offrire all’adolescente la possibilità di parlare con qualcuno, non in modo che “lo rimetta in riga”, ma che possa ascoltarlo e comprenderlo. Nel caso il ragazzo non volesse, inutile insistere, potrebbe essere utile per i genitori chiedere un aiuto per loro, per capire come gestire la preoccupazione e questo può essere un grande aiuto indiretto per il ragazzo. Può succedere che dopo tempo l’adolescente chieda un aiuto, e grazie al lavoro fatto dai genitori che il ragazzo ha raccolto, in quel caso si può pensare ad uno spazio nuovo ed esclusivo del ragazzo dove possa sentire libero di portare e scoprire sè stesso.
"È nel giocare e soltanto mentre gioca che l’individuo, bambino o adulto, è in grado di essere creativo e di fare uso dell’intera personalità, ed è solo nell'essere creativo che l’individuo scopre il sé"
Donald Winnicott