Bambini e Bambine

Autore: Achiropita Chimenti, Francesca De Vita 28 febbraio 2022
NO TU NO! TWO IS BETTER THAN...THREE 
Autore: Maria Chiara Appiotti 16 febbraio 2022
Il significato della menzogna nei bambini Capiterà, a volte, a mamma e papà di scoprire che loro figlio racconti bugie. Ma prima di allarmarci, col timore che possa crescergli il naso o che le gambe possano accorciarsi, e prima di chiederci come sarà opportuno reagire, è importante considerare l’età e, di conseguenza, il motivo che spinge un bambino a dire una bugia. I bambini molto piccoli lo fanno “in perfetta innocenza”: per loro la bugia corrisponde alla volontà di modificare la realtà a proprio piacimento, accantonando, ignorando o negando gli elementi che potrebbero provocargli dispiacere. Il bambino piccolo, generalmente prima dei cinque anni, spinto a ricercare esperienze piacevoli, allontana quelle dolorose, confondendo il proprio desiderio con la realtà. In questa fase, infatti, non è ancora capace di distinguere tra il proprio mondo interno e quello esterno. Può accadere talvolta che un bambino più grande, sebbene abbia raggiunto determinate tappe dello sviluppo, regredisca comunque a forme infantili di soddisfazione del desiderio: se incontra frustrazioni e delusioni eccessive, è possibile che ricorra ugualmente alle cosiddette “menzogne di fantasia”. È il caso, per esempio, di un bambino primogenito che, spinto dal desiderio di far uscire di scena il fratello minore che gli ha sottratto le attenzioni e le tenerezze dei genitori, racconta a tutti di essere figlio unico. In generale, però, crescendo, la bugia diventa intenzionale, di conseguenza più complessa e articolata. È utile, allora, soffermarsi sul perché nostro figlio, nonostante abbia interiorizzato la vocina del Grillo Parlante e i valori morali, sfugga alla verità o la deformi. Un bambino può raccontare una bugia per paura dell’autorità o per evitare una critica o un castigo: potrebbe raccontarci, per esempio, di aver fatto tutti i compiti o di aver preso un buon voto a scuola. La bugia, in tal caso, potrebbe mirare anche ad ottenere l’approvazione di un adulto o, talvolta, un vantaggio materiale. Spesso accade, invece, che la menzogna celi un desiderio di grandezza. “Lo sai che la mia casa ha cinque piani e una piscina grandissima?”, potrebbe raccontare nostro figlio, mentendo, ai suoi compagni di scuola. Sono le cosiddette vanterie che vogliono attirare a sé le attenzioni dell’altro e che possono indicare un vissuto di insicurezza e inadeguatezza. Nei bambini dai sei anni in su, in ciascuno di questi casi, la tendenza a mentire può destare la nostra preoccupazione se si verifica frequentemente, o abitualmente, e se incide in maniera significativa sul loro comportamento. La menzogna ricorrente può essere intesa, infatti, come la manifestazione di una sofferenza alla stregua di qualsiasi altro sintomo che meriti attenzione e che potrà essere compresa con l’aiuto di un professionista psicologo. Sarà sua cura rispettarla e riconoscerla perché espressione della realtà psichica del bambino e guida per far luce su ciò che accade in lui e su un disagio su cui è importante intervenire. La psicoterapia assume, quindi, la funzione di percorso risolutivo di un vero e proprio paradosso in cui il piccolo mentitore, per essere sé stesso, per sentirsi accettato e più a suo agio, è costretto a mentire, a raccontare una versione di sé (e dei fatti che lo riguardano) lontana dalla realtà. Il lavoro terapeutico, dunque, accompagna nostro figlio nella costruzione della sua identità e nella trasformazione, per citare Pinocchio, da burattino di legno a bambino in carne ed ossa, da teatrante a persona più autentica.
Autore: Francesco Vicanolo 24 gennaio 2022
Crescere è un processo stimolante, ricco di scoperte del mondo e di sé, ma può essere anche faticoso, sia per i bambini che per i genitori… può accadere nel percorso di sviluppo che insorgano delle difficoltà che i bambini possono manifestare in modi molto diversi, ad esempio con delle paure, difficoltà nell’inserimento a scuola, problemi con l’alimentazione o un’irrequietezza. Questi comportamenti sono importanti segnali che possono manifestarsi nei vari contesti in cui i bambini vivono, a casa, a scuola, nel gruppo di amici o nello sport. Non è facile capire se questi comportamenti siano dei capricci, difficoltà passeggere oppure un segno di un malessere che deve essere compreso. Spesso sono dei modi in cui il bambino, non sempre in modo consapevole e chiaro, comunica a chi gli è intorno che c’è qualcosa che non va… Di fatti il sintomo, secondo il nostro modello di lavoro, ha un valore proprio perché comunica qualcosa del bambino, un possibile nodo che si è formato nel suo percorso di crescita che per essere sciolto deve essere prima ascoltato e compreso. Sorge allora la domanda su cosa è possibile fare. Non sempre è facile ricondurre il malessere che il bambino comunica a una motivazione precisa, alcune difficoltà possono manifestarsi solo in un contesto, ad esempio a scuola e non a casa o il contrario, oppure possono apparire improvvisamente senza un motivo apparente. Il primo passo può essere quello di contattare il proprio pediatra , il quale conoscendo il bambino e la sua storia medica, potrà dare un primo importante riferimento e condurre gli accertamenti che ritiene opportuno. È importante, infatti, comprendere il malessere avanzando una prima ipotesi ed escludendo un problema di tipo medico (infiammazione…). In alcuni casi il pediatra potrebbe ipotizzare che dietro queste manifestazioni potrebbero celarsi delle difficoltà emotive e consigliare alla famiglia di rivolgersi a uno psicoterapeuta dell’età evolutiva . Questa indicazione può generare tante emozioni, ci si può sentire disorientati, arrabbiati oppure colpevolizzati, perché, purtroppo, nella cultura del nostro paese, non è così infatti in altre nazioni, il rivolgersi ad uno specialista della salute mentale significa aver sbagliato e sentirsi dei “matti” (magari lo siete ma non è il modo giusto di prenderla). Come se lo psicoterapeuta stesse lì per giudicare quanto un genitore sia capace o meno o insegnare come farlo, ovviamente non è così! La psicoterapia psicoanalitica prevede un iniziale momento, chiamato consultazione, in cui il professionista incontrerà i genitori e il bambino per poter comprendere quanto stia accadendo in quel momento difficile, per poter conoscere la storia del bambino e iniziare a pensare insieme ai genitori che senso ha quel comportamento del figlio e l’impatto emotivo che questo ha su di lui e la famiglia. Parlare con un terapeuta dei pensieri e i sentimenti può aiutare i bambini a esprimere le loro esperienze in parole piuttosto che agirle, sono aiutati a dare un senso alla loro esperienza e a sviluppare il loro potenziale. Lo psicoterapeuta lavorerà con i genitori e il bambino per sostenere e trovare delle risposte più adeguate al loro modo di essere per contenere e trasformare la comunicazione attraverso i sintomi in nuovo modo più stimolante e sostenibile per la famiglia. La durata e la frequenza del trattamento varieranno a seconda delle esigenze specifiche del bambino; può durare da pochi incontri a sessioni settimanali regolari, dipende dal bisogno specifico del bambino e come tale non può essere quantificato a priori.
Autore: Cinzia Schiappa 19 gennaio 2022
“ I limiti sono fatti per essere superati ” - Iron Man E se lo dice Iron Man, l’imbattibile uomo di ferro protagonista dell’omonimo film, c’è da fidarsi! Da sempre, i supereroi hanno fatto innamorare generazioni di bambini, rappresentando un sogno per molti e un punto di riferimento per i più audaci. Ed è proprio di bambini e limiti che vi voglio parlare oggi. E, chi l’avrebbe mai detto, c’entrano anche i supereroi! I supereroi possono fare qualsiasi cosa: volano, si teletrasportano, sollevano palazzi, sopravvivono a tutto…come se non avessero limiti. O forse, ciò che li rende “super” ai nostri occhi è proprio il fatto che dei limiti esistono e loro li superano? Dunque, anche i supereroi e i loro superpoteri, per essere tali, hanno bisogno di limiti. E ora vogliamo che i nostri figli non abbiano dei limiti? Lungi dal trasformarli in supereroi, voglio solo riflettere sull’utilità delle regole per la crescita sana dei vostri bambini. I bambini hanno il sacrosanto diritto di desiderare tutto ciò che riescono a pensare. Anzi, sarei perplessa se scoprissi che un bambino non ha desiderato nemmeno una volta, nemmeno per un istante, di poter volare come Peter Pan o di essere forte come Capitan America. Ma ritorniamo a noi comuni mortali: i bambini possono desiderare di mangiare tutte le caramelle che vogliono, di giocare ai videogame tutto il giorno, di non fare i compiti tutta la vita, di stare al parco fino a notte fonda…la mente di un bambino può e deve pensarle tutte, ma è compito dei genitori capire se, quando e come possono esaudire questi desideri. Certo ad un genitore si spezza il cuore quando deve dire NO al proprio figlio e se, mentre lo fa, si sente anche dire “sei cattivo, non ti voglio più bene”, tutto diventa ancora più difficile. In fondo, che succede se gli concedo di mangiare la caramella prima di cena e non dopo come gli avevo detto all’inizio? – pensano molti genitori sfiniti. L’ho sempre detto che quello dei genitori è il lavoro più difficile di sempre ed è per questo che i genitori vanno creduti e aiutati quando dicono che non sanno più cosa fare! Come già detto, la fantasia dei bambini è illimitata ed è giusto che sia così, ma noi adulti abbiamo il compito di aiutarli a crescere nella realtà. La realtà, a differenza della fantasia, ha dei limiti! Questi limiti, o se preferiamo regole, ci consentono di con-vivere con gli altri nella realtà. Pensate che disastro una realtà nella quale ognuno può fare tutto ciò che gli passa per la testa! Tuttavia, è proprio la presenza di questi limiti che ci consente di fantasticare, immaginare, desiderare. Sono sicura che Iron Man non me ne vorrà se aggiungo un pezzettino alla sua citazione: i limiti sono fatti per essere superati…nella fantasia! Quindi, le regole non servono solo a stare nella realtà e a relazionarsi con gli altri, ma nutrono anche la fantasia, ovvero consentono alla mente di viaggiare tra i vari pensieri. E i bambini hanno bisogno di entrambe, sia di realtà che di fantasia! Quindi, le regole confrontano i bambini con le loro fantasie che, se non circoscritte e vissute come tali, rischiano di prendere il sopravvento e trasformarsi in impulsi. In questi casi, assistiamo a bambini che fanno fatica a gestire la frustrazione, a contenersi, a procrastinare il soddisfacimento di un desiderio. Non possiamo pretendere che i bambini sappiano fare questo da soli, hanno bisogno di un adulto che li alleni, quotidianamente e in maniera graduale, a confrontarsi con dei limiti. Mangiare una caramella prima di cena non ha mai fatto male a nessuno, quindi perché dire di no? Dare la caramella prima di cena ad un bambino che insiste forse risolverà il problema del momento, ovvero il bambino smetterà di chiedere, probabilmente potrebbe anche calmarsi per un po', ma quale sarà la prossima richiesta? Quale sarà la prossima fantasia che prenderà il sopravvento? Le regole, se ragionate e adeguate in base all’età, aiutano i bambini a gestire i propri impulsi che, seppur sani e legittimi, hanno bisogno di essere in qualche modo domati. Ma come si fa a capire quali sono le regole “ragionate e adeguate in base all’età”? Leggi l'articolo "Regole per bambini più liberi" se vuoi continuare a riflettere con me su questa tematica.
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