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ANCHE I SUPEREROI HANNO BISOGNO DI LIMITI Bambini e regole: chi le decide?

Cinzia Schiappa

I limiti sono fatti per essere superati” - Iron Man


E se lo dice Iron Man, l’imbattibile uomo di ferro protagonista dell’omonimo film, c’è da fidarsi! Da sempre, i supereroi hanno fatto innamorare generazioni di bambini, rappresentando un sogno per molti e un punto di riferimento per i più audaci.
Ed è proprio di bambini e limiti che vi voglio parlare oggi. E, chi l’avrebbe mai detto, c’entrano anche i supereroi!


I supereroi possono fare qualsiasi cosa: volano, si teletrasportano, sollevano palazzi, sopravvivono a tutto…come se non avessero limiti. O forse, ciò che li rende “super” ai nostri occhi è proprio il fatto che dei limiti esistono e loro li superano? Dunque, anche i supereroi e i loro superpoteri, per essere tali, hanno bisogno di limiti.
E ora vogliamo che i nostri figli non abbiano dei limiti? Lungi dal trasformarli in supereroi, voglio solo riflettere sull’utilità delle regole per la crescita sana dei vostri bambini.


I bambini hanno il sacrosanto diritto di desiderare tutto ciò che riescono a pensare. Anzi, sarei perplessa se scoprissi che un bambino non ha desiderato nemmeno una volta, nemmeno per un istante, di poter volare come Peter Pan o di essere forte come Capitan America. Ma ritorniamo a noi comuni mortali: i bambini possono desiderare di mangiare tutte le caramelle che vogliono, di giocare ai videogame tutto il giorno, di non fare i compiti tutta la vita, di stare al parco fino a notte fonda…la mente di un bambino può e deve pensarle tutte, ma
è compito dei genitori capire se, quando e come possono esaudire questi desideri.


Certo ad un genitore si spezza il cuore quando deve dire NO al proprio figlio e se, mentre lo fa, si sente anche dire “sei cattivo, non ti voglio più bene”, tutto diventa ancora più difficile. In fondo, che succede se gli concedo di mangiare la caramella prima di cena e non dopo come gli avevo detto all’inizio? – pensano molti genitori sfiniti.
L’ho sempre detto che quello dei genitori è il lavoro più difficile di sempre ed è per questo che i genitori vanno creduti e aiutati quando dicono che non sanno più cosa fare!


Come già detto, la fantasia dei bambini è illimitata ed è giusto che sia così, ma noi adulti abbiamo il compito di aiutarli a crescere nella realtà. La realtà, a differenza della fantasia, ha dei limiti! Questi limiti, o se preferiamo regole, ci consentono di con-vivere con gli altri nella realtà. Pensate che disastro una realtà nella quale ognuno può fare tutto ciò che gli passa per la testa! Tuttavia, è proprio la presenza di questi limiti che ci consente di fantasticare, immaginare, desiderare. Sono sicura che Iron Man non me ne vorrà se aggiungo un pezzettino alla sua citazione:
i limiti sono fatti per essere superati…nella fantasia!


Quindi, le regole non servono solo a stare nella realtà e a relazionarsi con gli altri, ma nutrono anche la fantasia, ovvero consentono alla mente di viaggiare tra i vari pensieri. E i bambini hanno bisogno di entrambe, sia di realtà che di fantasia! Quindi, le regole confrontano i bambini con le loro fantasie che, se non circoscritte e vissute come tali, rischiano di prendere il sopravvento e trasformarsi in impulsi. In questi casi, assistiamo a bambini che fanno fatica a gestire la frustrazione, a contenersi, a procrastinare il soddisfacimento di un desiderio. Non possiamo pretendere che i bambini sappiano fare questo da soli,
hanno bisogno di un adulto che li alleni, quotidianamente e in maniera graduale, a confrontarsi con dei limiti. 


Mangiare una caramella prima di cena non ha mai fatto male a nessuno, quindi perché dire di no? Dare la caramella prima di cena ad un bambino che insiste forse risolverà il problema del momento, ovvero il bambino smetterà di chiedere, probabilmente potrebbe anche calmarsi per un po', ma quale sarà la prossima richiesta? Quale sarà la prossima fantasia che prenderà il sopravvento?
Le regole, se ragionate e adeguate in base all’età, aiutano i bambini a gestire i propri impulsi che, seppur sani e legittimi, hanno bisogno di essere in qualche modo domati.


Ma come si fa a capire quali sono le regole “ragionate e adeguate in base all’età”?


Leggi l'articolo "Regole per bambini più liberi" se vuoi continuare a riflettere con me su questa tematica.



Rubriche

Autore: Achiropita Chimenti, Francesca De Vita 28 febbraio 2022
NO TU NO! TWO IS BETTER THAN...THREE 
Autore: Achiropita Chimenti e Francesca De Vita 16 febbraio 2022
Si inizia a diventare genitori sin da quando si decide di volerlo essere , da questo momento in poi ogni comunicazione avrà come scopo quello della genitorialità. Cosa accade quando da coppia si diventa genitori? Possiamo intendere la genitorialità come una possibile evoluzione della coppia? In diversi casi è possibile affermare che quando una coppia sente di aver raggiunto una certa stabilità, interna ed esterna, può sentire anche il bisogno di creare una famiglia. Oggi, meno influenzate di un tempo dalle spinte socio-culturali, molte coppie ragionano e ponderano bene la nascita di un figlio, sono molti i dubbi che vi assalgono… “E’ davvero arrivato il momento giusto?” “Saremo in grado?” “Avremo abbastanza soldi?” …ma cosa significa e cosa comporta diventare genitori? Per alcuni forse può significare un riassetto pratico ed economico, quindi doversi procurare tutti i suppellettili necessari al bambino, mettere in conto risorse economiche da destinare alle spese del nascituro. Ma se vogliamo, preparare lo spazio del bambino in casa, potrebbe anche rappresentare un rito di passaggio, un modo per trovare anche uno spazio del bambino che sia interno al genitore. In che senso uno spazio interno al genitore ? Beh accogliere il bambino del quale bisognerà prendersi cura per una lunga parte della propria vita, se non tutta, non sembra proprio una passeggiata. Infatti un genitore, definito da Winnicott sufficiente buono , oltre che a provvedere a bisogni concreti del figlio dovrà cercare di corrispondere anche ai bisogni affettivi. Questi forse sono i più difficili. Perché non è così semplice riuscire a corrispondere ai bisogni affettivi del bambino e riuscire anche a regolare i propri? Semplicemente perché all’interno di questo processo giocano tanti fattori per nulla trascurabili. Il primo fattore che influenza la relazione genitore-bambino è la storia personale di ognuno dei partner, dove per storia si intendono i vissuti emotivi esperiti sia in famiglia sia nelle altre relazioni. L’aver fatto esperienza del proprio genitore nel ruolo di figlio, influenza moltissimo la relazione futura. E’ ciò che viene chiamato vissuto transgenerazionale. Per promuovere una sviluppo che non presenti degli arresti, è importante per una coppia riuscire ad integrare le due storie personali. Ciò contribuisce alla costruzione di un’identità di coppia necessaria per la futura costruzione di un’identità genitoriale. Ci sono nuovi compiti da affrontare, primo fra tutti quello di ridisegnare la propria relazione, riuscire a trovare un’integrazione tra le opinioni, o rappresentazioni, che ogni partner ha sulla genitorialità, perché l’obiettivo è quello di far crescere il proprio figlio in una genitorialità comune e condivisa . Purtroppo sembrerebbe che accettare le differenze non sia semplice, imporre la propria idea di genitorialità perché ritenuta più giusta non aiuta lo sviluppo della coppia genitoriale. “siamo sempre andati d’accordo su tutto ma non riusciamo a trovare un punto d’incontro sull' educazione di un figlio…” “forse non è ancora il momento…” “e se non avremo più tempo per noi?” Molte domande costellano la genitorialità nascente, perché insieme ad ogni neonato nascono due nuovi genitori. Questo è valido anche se pensiamo ai secondogeniti, terzogeniti e così via, perché non si riuscirà ad essere genitori allo stesso modo con tutti i figli. Si dice che ogni figlio ha il proprio genitore, perché ogni relazione è unica e specifica. Dunque che sia prima, seconda, o quinta gravidanza non abbiate timore a richiedere l’aiuto di un professionista psicologo, alcuni dei quali offrono servizi di “ Home Visiting ” accompagnando la coppia, o il singolo genitore, nella costruzione del proprio ruolo genitoriale e nel supporto delle tappe evolutive del bambino. Per maggiori informazioni l’Equipe di Scarabocchi potrà rispondere alle vostre domande.
Autore: Francesco Vicanolo 16 febbraio 2022
L’adolescenza è un periodo di profondo cambiamento, il corpo si sviluppa e cresce, la pubertà convoca con forza il corpo con nuove sensazioni, all’inizio ignote e misteriose; cambia il modo di vedere e pensare gli altri e soprattutto noi stessi. Anche il rapporto con i genitori si trasforma, prima punto di riferimento, dopo scomodi intrusi del nuovo spazio che l’adolescente inizia a formare intorno a sé (a casa e fuori). Un periodo che sconvolge regole, tempi, ruoli e funzioni, essere disorientati non diviene un problema da risolvere ma un punto di partenza verso un nuovo e personale modo di essere, sia per i ragazzi che per i genitori. Tutto questo rimaneggiamento può confondere i ragazzi e portare a degli “agiti” che alcuni, con tono bonario ed edulcorato definiscono ragazzate, pensando siano cose passeggere e reversibili, altri le considerano gravi comportamenti che rischiano di compromettere il futuro dei ragazzi…. ma quindi come può un genitore orientarsi e comprendere la sottile e incerta linea di confine? Se si è troppo indulgenti si rischia di non fornire al figlio il necessario senso del limite che solo gli adulti, e i suoi rappresentanti come le istituzioni, devono dare, perché il limite non è solo un divieto ma un garante che deve essere introiettato per divenire una funzione di sostegno e protezione. Se si è troppo rigidi, che non per forza deriva da fare i “bacchettoni” ma da una situazione confusiva che spaventa, si rischia di diventare un muro, impermeabili all’altro, non potendo offrire quella comprensione, tolleranza e rispecchiamento di cui i ragazzi segretamente hanno bisogno. Quindi torniamo alla domanda, se mio figlio è adolescente e sta facendo delle cose che mi preoccupano è il caso che lo faccio vedere da uno psicologo? Dipende ovviamente, alcune turbolenze sono fisiologiche e per le quali non serve chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta, a volte basta che i genitori mantengano uno sguardo vigile per monitorare il problema, si confrontino tra loro e “pensino” il figlio, in un modo nuovo e libero da pregiudizi. Altre volte invece c’è il rischio che le ragazzate siano prime avvisaglie di comportamenti che sabotano lo sviluppo degli adolescenti e che possono cronicizzarsi in dei sintomi ma soprattutto rendere troppo tormentata l’esistenza dei ragazzi. In questo caso sarebbe utile poter offrire all’adolescente la possibilità di parlare con qualcuno, non in modo che “lo rimetta in riga”, ma che possa ascoltarlo e comprenderlo. Nel caso il ragazzo non volesse, inutile insistere, potrebbe essere utile per i genitori chiedere un aiuto per loro, per capire come gestire la preoccupazione e questo può essere un grande aiuto indiretto per il ragazzo. Può succedere che dopo tempo l’adolescente chieda un aiuto, e grazie al lavoro fatto dai genitori che il ragazzo ha raccolto, in quel caso si può pensare ad uno spazio nuovo ed esclusivo del ragazzo dove possa sentire libero di portare e scoprire sè stesso.
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