Crescere è un processo stimolante, ricco di scoperte del mondo e di sé, ma può essere anche faticoso, sia per i bambini che per i genitori… può accadere nel percorso di sviluppo che insorgano delle difficoltà che i bambini possono manifestare in modi molto diversi, ad esempio con delle paure, difficoltà nell’inserimento a scuola, problemi con l’alimentazione o un’irrequietezza. Questi comportamenti sono importanti segnali che possono manifestarsi nei vari contesti in cui i bambini vivono, a casa, a scuola, nel gruppo di amici o nello sport. Non è facile capire se questi comportamenti siano dei capricci, difficoltà passeggere oppure un segno di un malessere che deve essere compreso. Spesso sono dei modi in cui il bambino, non sempre in modo consapevole e chiaro, comunica a chi gli è intorno che c’è qualcosa che non va… Di fatti il sintomo, secondo il nostro modello di lavoro, ha un valore proprio perché comunica qualcosa del bambino, un possibile nodo che si è formato nel suo percorso di crescita che per essere sciolto deve essere prima ascoltato e compreso. Sorge allora la domanda su cosa è possibile fare. Non sempre è facile ricondurre il malessere che il bambino comunica a una motivazione precisa, alcune difficoltà possono manifestarsi solo in un contesto, ad esempio a scuola e non a casa o il contrario, oppure possono apparire improvvisamente senza un motivo apparente.
Il primo passo può essere quello di contattare il proprio pediatra, il quale conoscendo il bambino e la sua storia medica, potrà dare un primo importante riferimento e condurre gli accertamenti che ritiene opportuno. È importante, infatti, comprendere il malessere avanzando una prima ipotesi ed escludendo un problema di tipo medico (infiammazione…). In alcuni casi il pediatra potrebbe ipotizzare che dietro queste manifestazioni potrebbero celarsi delle difficoltà emotive e consigliare alla famiglia di rivolgersi a uno psicoterapeuta dell’età evolutiva.
Questa indicazione può generare tante emozioni, ci si può sentire disorientati, arrabbiati oppure colpevolizzati, perché, purtroppo, nella cultura del nostro paese, non è così infatti in altre nazioni, il rivolgersi ad uno specialista della salute mentale significa aver sbagliato e sentirsi dei “matti” (magari lo siete ma non è il modo giusto di prenderla). Come se lo psicoterapeuta stesse lì per giudicare quanto un genitore sia capace o meno o insegnare come farlo, ovviamente non è così!
La psicoterapia psicoanalitica prevede un iniziale momento, chiamato consultazione, in cui il professionista incontrerà i genitori e il bambino per poter comprendere quanto stia accadendo in quel momento difficile, per poter conoscere la storia del bambino e iniziare a pensare insieme ai genitori che senso ha quel comportamento del figlio e l’impatto emotivo che questo ha su di lui e la famiglia.
Parlare con un terapeuta dei pensieri e i sentimenti può aiutare i bambini a esprimere le loro esperienze in parole piuttosto che agirle, sono aiutati a dare un senso alla loro esperienza e a sviluppare il loro potenziale. Lo psicoterapeuta lavorerà con i genitori e il bambino per sostenere e trovare delle risposte più adeguate al loro modo di essere per contenere e trasformare la comunicazione attraverso i sintomi in nuovo modo più stimolante e sostenibile per la famiglia.
La durata e la frequenza del trattamento varieranno a seconda delle esigenze specifiche del bambino; può durare da pochi incontri a sessioni settimanali regolari, dipende dal bisogno specifico del bambino e come tale non può essere quantificato a priori.
"È nel giocare e soltanto mentre gioca che l’individuo, bambino o adulto, è in grado di essere creativo e di fare uso dell’intera personalità, ed è solo nell'essere creativo che l’individuo scopre il sé"
Donald Winnicott